Onde d'urto: cosa sono, come funzionano, cosa fanno.

Onde d'Urto Extracorporee (ESWT)
Le onde d’urto sono impulsi acustici ad alta energia che generano una sollecitazione meccanica diretta sui tessuti. Originariamente impiegate in urologia per la litotripsia, il loro utilizzo si è esteso con successo alla rigenerazione tissutale e ossea.
Meccanismo d'azione biologico
L’effetto terapeutico non deriva dalla frantumazione meccanica diretta (azione traumatizzante), ma da una risposta biologica complessa definita meccanotrasduzione. Questo micro-massaggio cellulare stimola la microcircolazione locale e innesca processi antinfiammatori, antiedemigeni e riparativi.
Nelle patologie tendinee con calcificazioni, il riassorbimento dei depositi avviene per via biochimica secondaria, non per impatto cinetico diretto.
Indicazioni Cliniche
L’applicazione è elettiva nelle seguenti condizioni:
- Patologie dei tendini (fasi croniche, tendinopatie calcifiche).
- Disturbi della rigenerazione ossea (pseudoartrosi, ritardi di consolidazione).
- Entesopatie e sindromi dolorose (rizoartrosi, fascite plantare).
- Medicina Rigenerativa: trattamento di ferite, piaghe e cicatrici patologiche.
Protocollo Operativo
Si distinguono due tecnologie principali:
- Onde d’urto focali: concentrate su un target profondo e circoscritto.
- Onde radiali: generate pneumaticamente, indicate per tessuti superficiali, trigger points e contratture muscolari.
Il trattamento è operatore-dipendente e richiede inquadramento diagnostico specialistico. Può essere integrato con protocolli riabilitativi, nutraceutici o medicina rigenerativa infiltrativa (PRP, acido ialuronico).
Decorso e Risposta Terapeutica
La procedura è generalmente tollerata, sebbene possa evocare dolore durante l'applicazione (gestibile con anestesia locale nei trattamenti ossei ad alta energia). Una riacutizzazione temporanea della sintomatologia tra le sedute è indice di attivazione dei processi riparativi.
I risultati clinici significativi si manifestano mediamente dopo un intervallo di 4 mesi, tempo necessario per la stabilizzazione dei processi biologici indotti.
Dott.ssa M. Tiziana Di Leo
Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione (Caltanissetta)
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