Si devono togliere i ferri nelle ossa?

Rimozione dei mezzi di sintesi: Bisogna togliere i "ferri" dalle ossa?
È la domanda che si pongono quasi tutti i pazienti che, in seguito a una frattura di femore, tibia, omero o caviglia, sono stati sottoposti a un intervento di osteosintesi. Spesso ci si riferisce a questi dispositivi come "ferri", ma tecnicamente parliamo di mezzi di sintesi: placche, viti, chiodi endomidollari o fili metallici.
"Devo togliere la placca?" Una domanda molto comune dopo una frattura
Molti pazienti, dopo la guarigione di una frattura, chiedono se sia necessario rimuovere la placca, le viti o gli altri dispositivi metallici utilizzati durante l'intervento. La domanda può essere espressa in modi diversi: "devo togliere i ferri?", "la placca nell'osso va rimossa?", "quanto tempo devono rimanere le viti?", "il metallo può creare problemi nel tempo?".
Tutte queste domande fanno riferimento allo stesso problema: la valutazione della necessità di una rimozione dei mezzi di sintesi. La risposta non dipende dalla semplice presenza del metallo, ma dalle condizioni dell'osso, dal tipo di impianto utilizzato, dalla sede della frattura e dalla presenza di eventuali disturbi.
Si devono togliere sempre?
Contrariamente a quanto si pensa, la rimozione dei mezzi di sintesi non è una procedura di routine. Se l'impianto non causa disturbi e la frattura è guarita correttamente, il metallo può rimanere nell'osso per tutta la vita senza problemi.
Le indicazioni alla rimozione
Esistono situazioni specifiche in cui il chirurgo ortopedico consiglia l'espianto:
- Infezione persistente: Il metallo può ospitare colonie batteriche difficili da eradicare solo con gli antibiotici.
- Intolleranza meccanica: Placche o viti che "grattano" sotto la pelle (tipico dei malleoli o del gomito) o che limitano il movimento articolare.
- Rottura o spostamento: Se il mezzo di sintesi si rompe o si mobilita prima o dopo la guarigione.
- Bambini e adolescenti: Per evitare interferenze con la crescita ossea.
- Sportivi professionisti: In alcuni casi per ridurre il rischio di fratture "periprotesiche" in caso di nuovi traumi violenti.
Approfondimento: perché oggi si rimuovono meno frequentemente i mezzi di sintesi?
La frequente richiesta di rimozione delle placche da parte dei pazienti deriva anche dall'esperienza storica degli anni passati, quando gli impianti metallici avevano caratteristiche differenti rispetto agli attuali. Le placche tradizionali, spesso più voluminose e meno adattate all'anatomia, potevano determinare più frequentemente conflitto con i tessuti molli, dolore locale o discomfort, soprattutto in sedi superficiali come malleolo laterale, gomito o tibia.
Gli attuali sistemi di osteosintesi a basso profilo, spesso associati a tecniche di posizionamento più rispettose dei tessuti e a materiali come il titanio, hanno migliorato la biocompatibilità e ridotto alcune problematiche legate alla presenza dell'impianto. Per questo motivo la rimozione profilattica di routine non è generalmente indicata nell'adulto asintomatico.
Un'altra preoccupazione frequentemente riferita dai pazienti riguarda la possibilità che una placca possa rendere più complesso il trattamento di una eventuale nuova frattura. In realtà la gestione di un nuovo trauma dipende da numerosi fattori: sede della nuova frattura, posizione della placca e delle viti, qualità dell'osso e strategia chirurgica necessaria. La presenza di un mezzo di sintesi può rappresentare un elemento da considerare nella pianificazione, ma non costituisce di per sé un'indicazione alla rimozione preventiva.
I rischi dell'intervento di rimozione
Togliere una placca o un chiodo è un atto chirurgico vero e proprio, talvolta più complesso dell'inserimento originale. I rischi includono:
- Nuove lesioni a nervi o vasi sanguigni vicini alle cicatrici precedenti.
- Rischio di re-frattura: l'osso, privato del sostegno metallico e indebolito dai fori delle viti, rimane vulnerabile per alcuni mesi.
- Infezioni post-operatorie.
Domande Frequenti (FAQ)
La placca dopo una frattura deve essere sempre rimossa?
No. Una placca può rimanere nell'osso anche per molti anni o per tutta la vita se non provoca dolore, limitazioni funzionali, infezione o altri problemi. La rimozione viene valutata caso per caso.
Togliere i fili di Kirschner fa male?
In genere no. I fili di K. vengono spesso rimossi ambulatorialmente con un fastidio minimo.
Il fissatore esterno si toglie in anestesia?
Sì, solitamente in anestesia locale o sedazione leggera, a seconda della complessità del montaggio.
Le protesi di anca o ginocchio si tolgono?
No, le protesi articolari sono impianti permanenti. Si rimuovono o sostituiscono solo in caso di infezione grave o mobilizzazione (usura).
Conclusioni
La decisione di rimuovere un mezzo di sintesi deve basarsi su un attento bilancio costi-benefici valutato con il proprio chirurgo. Se non c'è dolore, conflitto meccanico o infezione, l'orientamento moderno è quello di lasciare l'impianto in sede.
Dott. Giuseppe Fanzone
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Bibliografia scientifica di riferimento: Busam ML et al. "Hardware removal: indications and expectations" (J Am Acad Orthop Surg); Krettek C et al. "Is routine implant removal sensible?" (Unfallchirurg).

