Le fratture in pazienti con protesi di anca

Fratture intorno alla protesi d'anca: cosa sono e come si curano

Le fratture periprotesiche sono rotture dell'osso che si verificano in prossimità di un impianto di protesi d'anca. Con l'aumento della vita media e del numero di impianti eseguiti, queste fratture sono diventate una sfida sempre più frequente per il chirurgo ortopedico, poiché richiedono di trattare contemporaneamente l'osso rotto e la stabilità della protesi esistente.

Le fratture periprotesiche rappresentano una delle situazioni più complesse della traumatologia dell'anziano. Il trattamento richiede esperienza sia nella chirurgia delle fratture sia nella chirurgia protesica di revisione, poiché ogni caso deve essere valutato considerando contemporaneamente la qualità dell'osso, il tipo di frattura e la stabilità dell'impianto.

Perché si verifica una frattura periprotesica?

Le cause principali possono essere suddivise in tre categorie:

  • Traumi accidentali: una caduta banale in casa è la causa più frequente, specialmente nel paziente anziano affetto da osteoporosi.
  • Scollamento della protesi: se la protesi è mobilizzata può agire come un cuneo che indebolisce progressivamente l'osso fino alla frattura.
  • Fratture intraoperatorie: eventi poco frequenti che possono verificarsi durante l'impianto della protesi o durante un intervento di revisione, soprattutto in presenza di osso fragile.
Un concetto fondamentale

Nelle fratture periprotesiche il problema non è soltanto la frattura. La domanda più importante è capire se la protesi è ancora ben fissata all'osso oppure se si è mobilizzata. Da questa risposta dipende completamente il tipo di intervento necessario.

La Classificazione di Vancouver

Per decidere il trattamento corretto, gli ortopedici utilizzano la Classificazione di Vancouver, descritta da Duncan e collaboratori e oggi considerata il principale riferimento per la pianificazione terapeutica delle fratture periprotesiche del femore.

La classificazione considera:

  • la sede della frattura;
  • la stabilità della protesi;
  • la qualità dell'osso residuo.

Tipo A

La frattura interessa i trocanteri, cioè le prominenze ossee della parte superiore del femore.

  • AG: grande trocantere.
  • AL: piccolo trocantere.

Molte di queste fratture possono essere trattate senza sostituire la protesi.

Tipo B

La frattura interessa la zona dello stelo protesico ed è la situazione più frequente.

  • B1: la protesi è stabile. Generalmente si procede con osteosintesi mediante placche, viti e cerchiaggi.
  • B2: la protesi è mobilizzata ma lo stock osseo è ancora adeguato. È generalmente necessario un intervento di revisione protesica.
  • B3: la protesi è mobilizzata e l'osso disponibile è gravemente compromesso. Sono spesso necessarie tecniche ricostruttive avanzate.

Tipo C

La frattura è localizzata al di sotto della protesi. In questi casi l'impianto è generalmente stabile e la lesione viene trattata come una normale frattura del femore.

B1 o B2? È la domanda più importante.

All'apparenza due radiografie possono sembrare molto simili. Tuttavia nel tipo B1 la protesi è stabile e può essere conservata, mentre nel tipo B2 deve essere sostituita. Per questo motivo la pianificazione chirurgica richiede uno studio accurato delle immagini radiografiche e, in alcuni casi, la conferma intraoperatoria della stabilità dello stelo.

Come si curano le fratture periprotesiche?

L'obiettivo principale è permettere al paziente di tornare in piedi il prima possibile, riducendo il rischio di complicanze legate all'allettamento prolungato.

  1. Osteosintesi: si utilizzano placche dedicate, cerchiaggi metallici e sistemi di fissazione progettati per stabilizzare il femore senza interferire con la protesi esistente.
  2. Revisione protesica: quando la protesi è mobilizzata è necessario sostituirla con uno stelo da revisione più lungo, capace di superare la zona della frattura e ancorarsi all'osso sano.

Nei casi più complessi può essere necessario associare entrambe le procedure, stabilizzando contemporaneamente la frattura e sostituendo l'impianto.

Domande Frequenti

Una frattura periprotesica è sempre da operare?

Nella maggior parte dei casi sì. Il trattamento chirurgico permette una mobilizzazione più precoce e riduce le complicanze dell'immobilizzazione prolungata.

Devo necessariamente cambiare la protesi?

No. Se la protesi è stabile può essere sufficiente fissare la frattura. Se invece la protesi è mobilizzata può essere necessario un intervento di revisione.

Quali esami servono per la diagnosi?

Le radiografie standard rappresentano il primo esame indispensabile. In alcuni casi possono essere richieste TAC o esami di laboratorio per escludere una mobilizzazione infettiva della protesi.

Dopo l'intervento potrò tornare a camminare?

Nella maggior parte dei casi sì. I tempi di recupero dipendono dall'età del paziente, dalla qualità dell'osso e dalla complessità della ricostruzione eseguita.

Quando sospettare che una protesi sia mobilizzata?

Dolore progressivo alla coscia o all'inguine, difficoltà nel carico e peggioramento della funzionalità possono rappresentare segnali di allarme che richiedono una valutazione specialistica.

Esperienza Clinica

Le fratture periprotesiche richiedono una valutazione specialistica dedicata. Presso l'U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale Umberto I di Enna mi occupo del trattamento di queste lesioni sia mediante osteosintesi dedicata sia mediante interventi di revisione protesica complessa, quando la stabilità dell'impianto risulta compromessa.

Riferimenti bibliografici essenziali
  • Duncan CP, Masri BA. Fractures of the femur after hip replacement. Instructional Course Lectures. 1995;44:293-304.
  • Duncan CP, Haddad FS. The Unified Classification System (UCS): improving our understanding of periprosthetic fractures. Bone & Joint Journal. 2014;96-B(6):713-716.
  • Brady OH, Garbuz DS, Masri BA, Duncan CP. Classification of the hip. In: Duncan CP, Berry DJ, editors. Periprosthetic Fractures of the Hip and Knee. Philadelphia: Lippincott Williams & Wilkins; 1999.
Nota informativa

Le fratture periprotesiche sono patologie complesse che richiedono una valutazione specialistica ortopedica. Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono il rapporto diretto tra medico e paziente.

Dott. Giuseppe Fanzone
Dirigente Medico I Livello — U.O.C. Ortopedia e Traumatologia (Ospedale Umberto I Enna)
Iscrizione Albo Medici Caltanissetta n. 1985 — ORCID: 0000-0002-7716-3524


La gestione delle fratture periprotesiche richiede esperienza nella traumatologia e nella chirurgia di revisione protesica. Per ogni decisione terapeutica è indispensabile una valutazione clinica specialistica.