La protesi di anca a doppia mobilità aumenta la stabilità

Protesi d'Anca a Doppia Mobilità: Maggiore Stabilità e Minore Rischio di Lussazione
Una delle complicanze più temute dopo un intervento di protesi totale di anca è la lussazione. In altre parole, la protesi può perdere il corretto rapporto tra le sue componenti e "uscire dalla sede", provocando dolore, limitazione funzionale e la necessità di ulteriori trattamenti.
Per ridurre questo rischio sono stati sviluppati impianti specifici. Tra questi, la protesi d'anca a doppia mobilità rappresenta una delle soluzioni più efficaci nei pazienti considerati a maggior rischio di instabilità. Grazie a una particolare configurazione biomeccanica, questo sistema aumenta la stabilità articolare senza compromettere il movimento.
Domande Frequenti
La protesi d'anca a doppia mobilità è più stabile?
Sì. Il sistema è stato progettato per ridurre significativamente il rischio di lussazione aumentando il range di movimento disponibile prima che si verifichino conflitti meccanici tra le componenti dell'impianto.
In quali pazienti viene utilizzata più frequentemente?
È particolarmente utile nei soggetti anziani, nei pazienti con deficit muscolari o neurologici, nelle fratture del collo del femore e negli interventi di revisione protesica.
La doppia mobilità dura meno di una protesi tradizionale?
Le moderne protesi a doppia mobilità hanno dimostrato ottimi risultati anche nel lungo periodo. La scelta dell'impianto dipende dall'età del paziente, dal livello di attività e dal rischio individuale di instabilità.
Chi rischia maggiormente una lussazione della protesi?
A differenza dell'articolazione naturale, stabilizzata da legamenti, muscoli e meccanismi propriocettivi, una protesi dipende principalmente dalla corretta posizione delle componenti e dall'equilibrio dei tessuti circostanti.
Il rischio di lussazione aumenta in presenza di alcuni fattori:
- Età superiore ai 70 anni con riduzione della forza muscolare e sarcopenia.
- Patologie neurologiche, deterioramento cognitivo o disturbi del controllo motorio.
- Interventi di revisione protesica nei quali sono presenti alterazioni ossee o dei tessuti molli.

Radiografia che documenta una lussazione di protesi totale di anca.
Come funziona una protesi a doppia mobilità?
La protesi a doppia mobilità, sviluppata dal Prof. Gilles Bousquet nel 1974, nasce dall'esigenza di aumentare la stabilità dell'impianto mantenendo al tempo stesso un'elevata libertà di movimento.
Per chi desidera approfondire gli aspetti biomeccanici, il sistema utilizza due differenti superfici articolari che entrano in funzione in maniera sequenziale durante il movimento.
- Articolazione primaria: una testina metallica o ceramica di piccolo diametro ruota all'interno di un inserto mobile in polietilene ad altissimo peso molecolare (UHMWPE).
- Articolazione secondaria: l'inserto in polietilene ruota a sua volta all'interno del cotile metallico fissato all'osso.
Questa configurazione, definita anche design tripolare, aumenta il Range of Motion (ROM) prima che si verifichi l'impingement tra collo femorale e cotile, riducendo il meccanismo che può favorire la lussazione.

Schema biomeccanico del sistema a doppia mobilità.
Quando viene scelta?
L'impiego delle protesi a doppia mobilità trova indicazione soprattutto nei pazienti ad elevato rischio di instabilità, nelle revisioni protesiche complesse e nel trattamento delle fratture del collo del femore nel paziente anziano.
Nei soggetti più giovani la scelta viene valutata caso per caso, tenendo conto dell'aspettativa di vita dell'impianto, del livello di attività fisica e delle caratteristiche anatomiche individuali.
Una protesi tradizionale può essere paragonata a una porta che si apre entro un certo limite. La doppia mobilità aggiunge un secondo meccanismo di movimento che permette una maggiore libertà prima di raggiungere il punto critico in cui potrebbe verificarsi una lussazione.
Dopo l'intervento rimangono comunque importanti le normali precauzioni post-operatorie. Per questo motivo consiglio sempre ai miei pazienti di seguire i suggerimenti riportati nell'articolo cosa fare dopo una protesi di anca.
La scelta del tipo di protesi deve sempre essere personalizzata. Non esiste una soluzione migliore per tutti: il chirurgo ortopedico individua l'impianto più adatto in base all'età, alle condizioni cliniche e al livello di attività del singolo paziente.
Dott. Giuseppe Fanzone
Dirigente Medico I Livello — U.O.C. Ortopedia e Traumatologia (Ospedale Umberto I Enna)
Iscrizione Albo Medici Caltanissetta n. 1985 — Identificativo ORCID: 0000-0002-7716-3524
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgative e non sostituiscono il rapporto diretto tra paziente e medico.


